gli intellettuali, quelli come pasolini che dicono "io lo so", stanno passando un brutto momento, nessuno vuole che le loro parole squarcino il buio che, con tanta fatica, ci hanno steso attorno. cosi mi stupisco quando salta fuori un ascanio celestini, che con un bel bisturi affilato e poche remore ci mostra cosa e come sta marcendo sotto il bel tappeto della civilta' occidentale. comprate il suo disco, i suoi libri, i dvd dei suoi spettacoli, merita ogni centesimo.
alek
e' la musica tradizionale degli ebrei dell'est europa. suonata da piccole orchestrine che si muovevano da un villaggio (shtetl) all'altro. ieri sera mi sono riascoltato l'album della "odessa klezmer band" e mi e' tornata in mente una barzellettina raccontata da moni ovadia:
un musicista in viaggio in polonia, una sera in un villaggio senti' una di queste orchestrine che suonava e rimase affascinato da questa musica. cosi, al termine dell'esibizione si mise a parlare con i musicisti e gli chiese come mai non usavano anche un pianoforte, al che uno di loro rispose: "perche'e' molto difficile scappare da un pogrom con un pianoforte in spalla!".
alek
e brava dolores (o'riordan). ho comprato il suo ultimo album, il primo da solista, e sono rimasto davvero colpito. a parte la sua voce, sempre splendida, le canzoni che ne fanno parte sono davvero belle. come a volte mi capita, mi colpiscono ad un livello molto profondo, non riesco ad ascoltare when we were young senza ballicchiare :). a differenza degli album registrati con i cranberries questo sembra debitore di quell'altra grande irlandese che e' shinead o'connor, nelle atmosfere e nei vocalizzi. comunque sia, se avete voglia di sentire bella musica, evocativa e adrenalinica questo e' l'album giusto. cantato da una signora che e' anche una *bella* signora, che male non fa :). se non si fosse capito lo ridico: compratelo!
alek
nella canzone "che vita" di samuele bersani c'e' questo verso:
A cosa servono i palloni
incastrati sotto le marmitte
a ricordare quando fuori
si giocava fra le 127
mi ha riportato a quando, da ragazzetto, giocavo a pallone tra le 127 a genova. quando una palla si incastrava sotto una marmitta ti dovevi sdraiare e con le gambe calciavi fuori il pallone :). allora le macchine erano robuste e, forse, i bambini erano piu' importanti e nessuno si lamentava troppo. oggi i posti dove giocavo io sono diventati parcheggini recinatati e nessuno ci gioca piu':(.
alek